Alef
zero
l' Alef (o Aleph) è la prima lettera dell'alfabeto ebraico, è anche il primo simbolo cabalistico, il segno che origina ogni cosa. In matematica Alef (ℵ) è il simbolo della cardinalità infinita e con Alefzero (ℵ0) si indica il primo numero transfinito. Nell'omonimo racconto di Borges l'Aleph è un punto privilegiato da cui si può osservare tutto ciò che può essere detto o scritto e dunque tutto ciò che può essere nel presente nel passato e nel futuro. Io, che non possiedo l'Alef, posso sperare solo di raccogliere briciole sparse di ciò che viene detto o sussurrato, di ciò che si potrebbe dire ma non si dice perché non risponde a interessi editoriali o di parte, o semplicemente perché non si ha voce.
Vidi il popoloso mare,
vidi l'alba e la sera,
vidi le moltitudini d'America,
vidi un'argentea ragnatela
al centro di una nera piramide,
vidi un labirinto spezzato
(era Londra)
vidi infiniti occhi vicini
che si fissavano in me.
Vidi tutti gli specchi del pianeta
e nessuno mi riflettè,...
vidi grappoli, neve, tabacco,
vene di metallo, vapor d'acqua,
vidi convessi deserti equatoriali
e ciascuno dei loro granelli di
sabbia ....
...........................
...vidi la circolazione
del mio oscuro sangue, vidi il
meccanismo dell'amore
e la modificazione della morte,
vidi l'Aleph da tutti i punti,
vidi nell'Aleph la terra,
e nella terra di nuovo l'Aleph
e nell'Aleph la terra....

da l'Aleph di J. L. Borges
sito di parole e immagini
a cura di
Renato Migliorato

Parole - Lingua - Significato

LINGUA E DIALETTU
Ignazio Buttitta (1970)


LA RETE DI BABELE







Nel dopoguerra, la perdita ed il graduale impoverimento dei dialetti è stato compensato, in Italia, dal costituirsi e diffondersi della lingua nazionale parlata, unitamente ad una progressiva crescita dei livelli culturali.
Da qualche decennio, però, si va manifestando una pericolosa inversione di tendenza. Mentre, infatti, la realtà da rappresentare si fa sempre più complessa, in un mondo globalizzato, gli strumenti espressivi della lingua italiana subiscono un progressivo impoverimento in quasi tutte le forme di comunicazione di massa.
Le cause sono molteplici. Tra gli altri: Lo scambio di messaggi brevi e veloci (sms, tweet, post nei social network), assunzione di parole straniere non ben assimilate, neologismi semplificatori del linguaggio giornalistico, assunzione di stili pubblicitari a scopo demagogico, ecc.
Qui di seguito sono riportati alcuni esempi particolarmente significativi, ma non esaustivi.



Fare, cambiare, riformare

Inciucio, inciuciare

Meritocrazia

democrazia diretta

Renato Migliorato
Appunti e riflessioni
PER UNA SINISTRA POSSIBILE

Messina, Alelefzero, 2014
Pubblicazione elettronica liberamente scaricabile in formato PDF

Tra la fine degli anni Ottanta e l“inizio degli anni Novanta, con la crisi e, poi la caduta dei regimi nati dalla rivoluzione russa, si è anche proclamato la fine delle ideologie e se ne è decretato il funerale. Parole come comunismo, socialismo, classe, sono state improvvisamente accantonate come obsolete, come residui privi di senso di un irrevocabile passato. Ma l“obsolescenza dei sistemi tradizionali di spiegazione del mondo può risolversi in un semplice rigetto, senza una più approfondita analisi delle categorie fondanti e delle ragioni storiche su cui si erano costituite? E se, invece, categorie come destra e sinistra hanno ancora senso, in quali forme la sinistra può affermare il proprio ruolo nell“era della complessità e della globalizzazione?




Renato Migliorato
ARCHIMRDE
Alle radici della modernità tra storia scienza e mito

Dipartimento di Matematica - Università di Messina, 2013
Pubblicazione elettronica liberamente scaricabile in formato PDF

Tra mito e storia, la figura di Archimede ha attraversato i secoli rappresentando, in ogni momento, l“idea stessa della scienza. Tuttavia, ancora oggi, l“interpretazione della sua opera e della sua collocazione storica non è facile e rimane in gran parte controversa. Di sicuro, tuttavia, il grande scienziato siracusano costituisce un riferimento ineludibile su cui si fonda il mondo moderno così fortemente caratterizzato dal pensiero scientifico. Ripercorrendo storia e mito, e analizzando i testi a noi pervenuti, il libro tenta di fare il punto su ciò che Archimede può ancora dirci nell“era della complessità e della globalizzazione.




Renato Migliorato
La ragione e il fenomeno
Itinerari epistemologici tra matematica e scienze empiriche
Aracne Editrice, Roma, 2013

Come contribusce la scienza a costruire la nostra immagine del mondo? Cosa la distingue da ogni altra attività intellettuale? E soprattutto, può crescere e dare risposte alle nostre domande, senza essere essa stessa partecipe del substrato significativo del nostro vivere? E, in caso contrario, in che modo può mantenere rigore e oggettività, distinguendosi dalla dimensione “mitica” con cui necessariamente interagisce? A queste e a molte altre domande il libro cerca di rispondere attraversando, come in un viaggio simbolico, le differenti regioni del sapere scientifico, dalle sue lontane origini, alle più recenti acquisizioni.






Perché La Ragione e il Fenomeno
di Renato Migliorato

Quando ho iniziato a scrivere il libro, ero ben consapevole dei rischi connessi ad un lavoro così ampiamente interdisciplinare. Non è pensabile, infatti, di poter riunire in un solo soggetto competenze specifiche in campi così diversi, che vanno dalla matematica alla filosofia, dalla storia alla biologia, dall'economia alla filologia.
Ho cercato, ovviamente di documentarmi quanto più possibile, il che ha richiesto un lavoro di diversi anni, e tuttavia il rischio di leggerezze e fraintendimenti non poteva essere annullato del tutto.
Perché, allora, accettando il rischio, ho voluto affrontare quest“avventura? La risposta non è semplice, ed ho cercato di renderne conto, sia pur sommariamente, nell“introduzione al libro, laddove assumo come punto di partenza la scissione tra le “due culture” e l“aspra polemica tra Carnap e Eidegger. Un tema, dunque, che, per essere affrontato, richiede la considerazione dei fatti culturali nella loro globalità.
Ora però, vorrei aggiungere qualcosa che possa spiegare le mie scelte e il mio metodo di lavoro, oltre che le conclusioni aperte a cui sono giunto. Se guardiamo alle singole discipline, dai diversi settori scientifici, alla filosofia, alla storia, alla filologia, alla storia delle matematiche e degli altri campi della scienza, esse procedono parallelamente, ciascuna con metodologie proprie, raggiungendo risultati nel proprio campo di indagine. Se però guardiamo ai diversi settori, nel loro insieme, come a un“entità globale e unitaria, allora non possono non interagire. Dovremmo dunque aspettarci che le diverse rappresentazioni prodotte nei differenti campi, abbiano punti di contatto e di sovrapposizione. È proprio qui che le diverse tessere dovrebbero incastrarsi tra loro per costituire un mosaico. Quando ciò non avviene, ed è frequente che non avvenga, può nascere il sospetto che vi sia, da qualche parte, qualcosa di insufficiente o inadeguato.
È il caso, per esempio, della scienza nell“antichità greca. La storiografia generale ha evidenziato momenti e passaggi di profonda rottura e discontinuità nella transizione dalla Grecia classica, fondata sulla polis, a quella dei regni ellenistici e poi a quella dell“età imperiale. Rotture e discontinuità che ormai da tempo sono state riconosciute in tutti gli ambiti del pensiero e della produzione culturale. In campo linguistico, l“ellenismo ha prodotto quella fusione delle diverse varietà del greco antico nella lingua della koiné, per poi sfociare nel bilinguismo latino-greco dell“età imperiale. Analoghe, o più forti, discontinuità si manifestano, e sono chiaramente riconosciute, nella storia della filosofia, nella storia dell“arte e nella letteratura. È pensabile, allora, che la storia delle scienze possa continuare a rappresentare il pensiero scientifico greco, e segnatamente quello matematico, sotto categorie unitarie e immutabili? La comparsa, in età imperiale, dei commenti e il loro prevalere sui contenuti originali, può essere ancora spiegata con un mai giustificato esaurirsi della creatività? O non possiamo, forse, riconoscere un mutamento di paradigma? E quale?
Saltando poi dall“antichità all“oggi, altre domande si pongono. Innanzitutto su alcuni dei capisaldi che hanno caratterizzato la scienza in età moderna, quali sono le categorie di spazio, tempo, sostanza e causalità. L“ultima di queste, in particolare, che ha dato alle scienze la struttura deterministico-riduzionista, messa oggi in crisi, in diversi ambiti, dal peso crescente della complessità. Possiamo chiederci, allora, se le stesse mutazioni antropologiche, determinate dalle nuove tecnologie, non possano mettere sotto una nuova luce anche le
rivoluzioni scientifiche del Novecento. Volutamente le mie risposte si presentano sempre in forma ipotetica e di proposta. E non soltanto per i rischi a cui accennavo all“inizio ma, soprattutto, perché penso che le risposte a problemi siffatti, ancorché necessarie e urgenti, non potranno mai essere assolute e definitive.
Mi riterrei già soddisfatto se il mio lavoro riuscisse a suscitare più ampie e approfondite analisi e riflessioni.



Cosa è la democrazia?


Le ragioni di un NO


L'anima nostra
Poesie, frammenti e immagini in di R. Migliorato


Eresia e Articolo 21


La vicenda di Ipazia
tra ragion di stato e concezioni del sacro


Un Grillo per la testa
Ciò che trovo inquietante nel fenomeno Grillo non è Beppe Grillo in sé ma gli italiani oggi, o almeno una parte significativa di essi. Cerco di spiegarmi meglio.
Ciò che Grillo dice può piacere o non piacere.
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